Intelligenza artificiale (IA) nel giornalismo

L’Intelligenza Artificiale (IA) nel Giornalismo: Un Nuovo Capitolo

L’intelligenza artificiale (IA) sta sicuramente rivoluzionando il mondo in modalità che fino a non molto tempo fa potevamo solo vagamente immaginare, e una delle tante aree in cui sta facendo passi da gigante è il giornalismo.

Recentemente, si è diffusa la notizia che una IA leggerà il primo telegiornale sul canale Channel 1 AI. Questo sviluppo ha sollevato inevitabili preoccupazioni tra i professionisti del settore.

Si tenga presente che, in una serie di test, l’IA ha battuto gli esseri umani nella lettura e comprensione dei testi. Qualcuno potrà dire di non esserne sorpreso, visto il declino intellettuale di una sostanziosa fetta dell’umanità. Per saperne di più su questo argomento, puoi cliccare QUI.

L’IA, quindi, dimostrando di poter superare gli esseri umani nei test di comprensione della lettura, può già analizzare e soprattutto capire le notizie in modo più rapido ed efficiente di molti esseri umani.

Questa capacità può essere convertita ed utilizzata per leggere le notizie in diretta, offrendo un servizio informativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Dopo i taxi a guida autonoma, i robot che possono rifare le camere d’albergo e servire nei ristoranti, la pizzeria automatica in quel di Parigi, e tantissime altre applicazioni che stanno arrivando, anche il mondo dei colletti bianchi di vario genere viene coinvolto in questa metamorfosi.

Come è ovvio che sia, l’uso dell’IA nel giornalismo solleva alcune preoccupazioni e una delle principali è la perdita di posti di lavoro.

Da più parti si teme che l’IA possa sostituire i giornalisti umani. Tuttavia, è importante notare che l’IA può essere utilizzata per automatizzare – al momento – solo alcune parti del processo giornalistico. I giornalisti umani sono ancora necessari per le interviste, l’analisi approfondita e la scrittura di articoli di opinione.

Un altro aspetto che genera preoccupazione riguarda l’accuratezza delle notizie. L’IA può essere programmata per leggere le notizie, ma può chiaramente fare anche degli errori.

Dato che elabora informazioni presenti e che le informazioni presenti sul web sono di qualsiasi natura, alcune accurate e veritiere, altre diciamo fuorvianti, è importante prevedere dei meccanismi di controllo sulla veridicità delle notizie.

Si potrebbe obiettare:

Se non sono presenti grandi possibilità di verifica delle notizie date da molti umani, come si può pretendere che l’Intelligenza Artificiale sia così performante e perfetta?

Nonostante le legittime preoccupazioni, l’uso dell’IA nel giornalismo potrebbe – il condizionale è d’obbligo – offrire anche nuove opportunità. L’IA potrebbe per esempio aiutare a migliorare l’efficienza del processo editoriale, liberando i giornalisti umani da certi compiti e lasciandoli ad aspetti più importanti, come la ricerca delle notizie.

Intelligenza artificiale (IA) nel giornalismo

Ci sono giornali seri, certo, ma molte volte capita di imbattersi in articoli sul web, simili tra loro, che vengono semplicemente riportati, modificati. Forse qualcuno scrive e molti gli vanno dietro? Chi lo sa.

Potrebbe però essere l’occasione di un cambiamento nel modo di operare del mondo dell’informazione: più tempo dedicato alla ricerca, e alla verifica dei fatti, e un po’ meno impiegato per l’elaborazione.

L’IA potrebbe così, integrata nel processo, aiutare nel fornire notizie più attendibili in tempo reale.

L’uso dell’IA nel giornalismo è un’area in rapida evoluzione che offre sia sfide che nuove opportunità. L’auspicio è che l’ormai inevitabile utilizzo dell’IA avvenga in modo etico e responsabile, nel giornalismo così come in ogni altro settore d’impiego. Una frase da libro cuore, vero? Può essere.

Comunque sia, diciamocelo serenamente: gli esseri umani o molti di essi, di fronte ai cambiamenti scomodi, per diverso tempo, fanno finta di nulla, e/o non ci credono.

Ci si volta dall’altra parte, si applica l’adagio “occhio non vede, cuore non duole“, e si ignora la tempesta fintanto che quell’intemperia devastante non ci scoperchia la casa.

Intelligenza artificiale (IA) nel giornalismo

Eppure in molti ci avevano avvisato che stava arrivando un temporale imponente. Ma noi abbiamo fatto finta di nulla. Le solite frasi “eeh, sai quanti ne ho visti...”, “ma figurarsi se un computer può fare quello che faccio io…“, “siete sempre a dire al lupo al lupo, e poi il lupo non arriva mai…“.

E poi succede il disastro. Arriva il super temporale, il lupo ci morde, ci danniamo, diamo la colpa a destra e a manca, e ce la prendiamo con qualcun altro: le istituzioni, il governo, l’Europa, il vicino, perché non abbiamo il coraggio di prenderci le nostre responsabilità.

Questo mondo va in una direzione ben precisa, e ci va da quando abbiamo cominciato – per esempio e non solo – ad usare i telefonini tutti i giorni.

Abbiamo letteralmente regalato i nostri dati e le nostre abitudini, a chiunque, pubblicando le foto del gatto piuttosto che quelle della pizza che stavamo mangiando. Ah già, poi ci hanno un po’ “narcotizzato” con la storia della protezione dei dati per mezzo delle leggi sulla privacy. Stendiamo un velo.

Intelligenza artificiale (IA) nel giornalismo

Il mondo va in una determinata direzione da quando abbiamo dovuto rinforzare il nostro bisogno di essere visti facendo incetta di like, delegando il nostro modo di essere all’influencer di turno, litigando con uno sconosciuto tra le righe di un post o scrivendo spesso cose inutili in una chat qualsiasi, invece di comunicare realmente con un essere in carne ed ossa.

Siamo diventati noi per primi delle macchine che bruciano tutto: desideri, passione, fatica, in cambio della comodità, del tutto subito. Ci siamo immersi nella civiltà della pubblicazione compulsiva, dello “scroll” continuo, frullando immagini in quantità industriale che corrono in rapida sequenza, dalle atrocità perpetrate ai danni di bimbi sepolti tra le macerie di una guerra, alle pubblicità ammiccanti che propinano gli effetti miracolosi di un cosmetico anti-età sulla pelle di una qualche modella già perfetta di suo.

Il punto è che abbiamo fatto ogni cosa nella direzione che ora tanti di noi criticano o, ancor peggio, ignorano.

Abbiamo cominciato negli anni ottanta quando da più parti ci dicevano “studia informatica, che è il futuro…“. Ed era vero, lo è. E poi abbiamo fatto incetta di telefoni, di acquisti sui market place, di navigatori sempre più precisi, di cloud per l’archiviazione dei dati, di pseudo amicizie e comunicazioni sui social (non sono né amicizie né soprattutto comunicazione umana).

Lo abbiamo voluto fortemente tutto ciò, lo abbiamo sostenuto. E ora?

In tutto questo trambusto, la tecnologia, portata avanti, questa sì, da menti finissime (qualcuno penserà anche con pochi scrupoli) è andata a nozze ed ha fatto passi da gigante verso l’automazione, che è solo l’ultima frontiera di un processo inarrestabile.

Molti “storcono” il naso, sentendosi perfino offesi da queste misure, credendosi immuni da quel cataclisma che si accennava qualche riga fa, e ancora convinti che la dignità sia in quello che produci, e non in quello che sei.

Eppure, l’automazione – ci dicono da più parti – dovrà giocoforza fare a meno di molta manodopera. E il pianeta, vittima di una produzione smodata (di qui l’inquinamento, il surriscaldamento, etc…), non potrà più continuare a sostenere certi ritmi.

Niente da fare. Molta parte di mondo, molti di noi, si girano per l’appunto dall’altra parte mentre sta arrivando un vento sempre più forte, facendo spallucce alle avvisaglie che annunciano la tempesta.

Di certe misure alternative, nuove, si vogliono vedere solo gli aspetti negativi. Si cerca di difendere i propri privilegi attuali, infischiandosene di chi è già stato travolto o lo sarà di qui a breve. Si spera ancora che la bufera minacci, ma che all’ultimo momento viri altrove, e a quel punto saranno problemi di qualcun altro.

alluvione

Eppure, personaggi influenti – anche rappresentativi di grossi gruppi industriali – tra i quali Elon Musk, hanno invitato chiaramente i governi a valutare la possibilità di introdurre un reddito di base. E hanno chiesto questo in virtù della strada intrapresa dall’industria tecnologica e dall’IA nello specifico.

Facendo quello che abbiamo sempre fatto, ora che siamo 8,1 miliardi in rapida ascesa (alla faccia di chi parla di calo delle nascite, sempre guardando al proprio orticello) non eviteremo di certo i cambiamenti e non saremo soprattutto pronti ad accoglierli e ad adattarci ad essi.

Costruire barriere, alzare muri, non è mai servito a nulla. Solo la comprensione della questione, e l’integrazione di essa nel nostro quotidiano, può portare un nuovo paradigma sociale e un conseguente nuovo modo di vivere la vita. A patto di essere disposti a modificare drasticamente certe abitudini che hanno portato sì tante comodità, ma anche tante controindicazioni che minacciano seriamente la nostra specie.

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