La plastica nei mari fa ancora la voce grossa

La plastica nei mari fa ancora la voce grossa

Si sono spese tante parole negli ultimi anni, manifestato tanti buoni propositi, tuttavia, ancora oggi, la plastica nei mari fa ancora la voce grossa.

L’inquinamento da plastica è un problema che richiede una soluzione urgente, e concordano su questo un po’ tutti coloro che si occupano della questione. Ma come possiamo affrontarlo seriamente quando il mondo è ancora coinvolto in conflitti e guerre? Quale senso di responsabilità serpeggia tra i popoli, che ignorano o minimizzano una sfida globale e si perdono per l’ennesima volta in pericolosissimi conflitti economici, etnici e ideologici?

In questo articolo ci limitiamo a sottolineare queste contraddizioni, che oscillano tra una matura responsabilità (l’esigenza ecologica) e un’immatura irresponsabilità diffusa, cercando di capire come sia possibile conciliare questi due opposti.

Negli ultimi decenni, produzione e consumo di oggetti in plastica sono cresciuti in modo esponenziale. Ogni anno, 450 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte e 8 milioni di tonnellate finiscono negli oceani. Questo fenomeno è particolarmente evidente in molti paesi dell’Asia e dell’Africa, dove i sistemi di raccolta dei rifiuti spesso sono inefficienti o inesistenti.

Le materie plastiche si degradano in mare, formando particelle inferiori al mezzo centimetro. Queste microplastiche si diffondono su tutta la colonna d’acqua e continuano poi a degradare in particelle sempre più minute, minacciando l’aria e l’acqua potabile.

  1. Infiltrazione attraverso il suolo: Le microplastiche possono raggiungere le falde acquifere attraverso l’infiltrazione nel terreno. Questo può avvenire a causa del littering (abbandono di rifiuti) o a seguito di inondazioni che trasportano le particelle di plastica nel suolo.
  2. Trasporto attraverso le crepe e le cavità del terreno: Le falde acquifere possono contenere crepe e cavità nel terreno, attraverso le quali l’acqua fluisce. Le microplastiche possono viaggiare attraverso queste aperture e raggiungere le falde sotterranee.
  3. Assorbimento di contaminanti: Le microplastiche agiscono come spugne, assorbendo contaminanti e microrganismi presenti nel terreno. Questi inquinanti possono includere sostanze chimiche tossiche.
  4. Bioaccumulazione: Le microplastiche possono depositarsi nel terreno e nell’acqua sotterranea nel corso del tempo. Gli effetti chimici e tossici possono quindi accumularsi negli organismi che bevono questa acqua, aumentando il rischio di bio-accumulazione.
  5. Impatto sulla salute umana: Sebbene gli effetti sulla salute umana siano ancora poco studiati, la presenza di microplastiche nell’acqua potabile potrebbe avere conseguenze negative.

Le microplastiche vengono ingerite da organismi marini, entrando così poi nelle catene alimentari. Pesci, uccelli marini e mammiferi marini confondono spesso frammenti di plastica con il cibo. Questo può causare soffocamento, ostruzione intestinale e danni agli organi interni. E a seguire veniamo noi che ci nutriamo anche di pesce. Inoltre, le sostanze chimiche presenti nella plastica possono alterare gli equilibri ormonali e influenzare la riproduzione degli animali marini.

La plastica nei mari fa ancora la voce grossa
La plastica nei mari fa ancora la voce grossa

Il Mediterraneo è particolarmente colpito dall’inquinamento da plastica. Le sue acque ospitano una vasta gamma di specie marine e sempre più spesso nel loro habitat si trovano frammenti di plastica e microplastiche. Questo inquinamento minaccia la biodiversità e la salute degli ecosistemi marini.

E ora, veniamo al cuore del problema:

  • Come possiamo ambire a risolvere l’inquinamento generale e quello specifico dato dalla plastica, quando da più parti l’unico credo è il potere ed il profitto ad ogni costo?
  • In che modo possiamo pensare di concentrarci su un problema che richiederebbe apertura mentale, raziocinio, se ancora da troppe parti tutto ciò viene bandito da guerre e prepotenze?

Possiamo insomma pensare di risolvere (o meglio, affrontare) un problema ecologico enorme, che richiederebbe senso di responsabilità e unità di intenti, quando parte dell’umanità se ne disinteressa in quanto completamente orientata nella direzione opposta?

La plastica nei mari fa ancora la voce grossa

Questa è una contraddizione che mette in risalto le assurde priorità di alcuni, che ostacolano la nostra salute e il nostro benessere. La plastica nei mari la fa ancora da padrone, e mentre con una mano le persone sensibili al problema cercano di considerare la cosa e proteggere il pianeta, con l’altra mano le persone meno sensibili al problema continuano ad inquinare e distruggere attraverso conflitti armati, produzione industriale insostenibile, allevamenti intensivi, etc…

Quando non si riesce a distinguere l’entità dei problemi, quando non si comprendono le priorità, siamo in presenza di comportamenti che, per tipologia, potremmo definire tipicamente miopi e immaturi. Non si ascolta, non ci si confronta, non si accresce la consapevolezza, e senza di questa, non è possibile alcun cambiamento.

Si cerca di risolvere le questioni bandendo ogni azione culturale, calpestando ogni forma di civiltà. Vi è alla base un problema serio, di educazione.

  1. Consapevolezza ed Educazione:
    • L’ascolto e il confronto sono fondamentali. Senza di essi, non vi è crescita personale, sociale, non vi è maturità, non vi è via d’uscita.
    • Metaforicamente, mentre il “palazzo” che ci ospita, il pianeta, vittima delle nostre incurie, ci minaccia tutti, le nostre “assemblee di condominio” invece di applicare buonsenso e trovare soluzioni condivise, pensano bene di continuare come nulla fosse e scatenare o alimentare conflitti a destra e a manca.
  2. Politiche Globali:
    • Le politiche globali dovrebbero integrare la sostenibilità ambientale con la pace. I popoli dovrebbero esigere questo. Perché invece troviamo più audace e affascinante la prevaricazione rispetto al dialogo? Siamo così sicuri che la prepotenza sia sinonimo di coraggio? Facciamo qualche domanda a noi stessi.
  3. Collaborazione tra Settori:
    • Alla luce di quanto detto, pare assurdo, ma scienziati, attivisti, politici e leader militari dovrebbero collaborare per trovare soluzioni che bilancino la sicurezza umana con la salute del pianeta. Solo per questo si dovrebbe combattere: per difendere il pianeta, tutti insieme, come soldati di un vero e proprio Esercito Ecologico riuniti sotto un’unica bandiera. Cosa c’è di peggio di qualcosa che minaccia tutti indistintamente?
  4. Responsabilità Individuale:
    • Ognuno di noi ha poi qualche compito da svolgere. La semplice riduzione dell’uso della plastica e la raccolta differenziata – se paragonato alle guerre – è qualcosa che fa quasi sorridere. Eppure è importante, come è importante che il rispetto per la casa di tutti, il pianeta, diventi la discriminante principale quando dobbiamo scegliere i nostri rappresentanti e annessi programmi elettorali.

In conclusione, la plastica nei mari fa ancora la voce grossa, ma pare che molti esseri umani non siano sufficientemente maturi da comprenderne l’importanza e il pericolo, e si lascino andare a manifestazioni non propriamente responsabili.

Il coraggio autentico, quello che può davvero fare la differenza e riempirci di orgoglio nel nostro cammino, risiede nella protezione e conservazione dell’ambiente. È giunto il momento di aprire gli occhi e iniziare a comprendere e sostenere chi marcia in tale direzione.