Lamarck e la teoria dell’evoluzione

Parlando di Jean Baptiste de “Lamarck e la sua teoria dell’evoluzione“, andremo a mostrare per sommi capi il pensiero di un personaggio controverso e sottovalutato.

L’evoluzione è, banalmente, il processo che spiega come gli organismi viventi cambino nel tempo, adattandosi alle condizioni ambientali.

Lamarck era uno scienziato francese che visse tra il 1744 e il 1829. Si occupava di biologia, zoologia e botanica, e fu uno dei primi a classificare gli animali in gruppi secondo le loro caratteristiche.

Lamarck divenne “famoso” per aver proposto una teoria dell’evoluzione rifiutata dalla maggior parte degli scienziati.

La teoria dell’evoluzione di Lamarck si basa sull’idea che gli organismi cambino le loro caratteristiche in risposta alle esigenze dell’ambiente, e che tali cambiamenti siano ereditati dalle generazioni successive.

Vediamo in sintesi i punti salienti della sue due leggi.

  • Uso e disuso: l’uso frequente e sostenuto di un organo rafforza e sviluppa questo organo, mentre la mancanza di uso lo indebolisce e lo deteriora fino alla sua scomparsa.
  • Anticipazione della neuroplasticità: le connessioni neurali dipendono dal grado di attivazione e che il comportamento dell’individuo rinforza o indebolisce tali connessioni.
  • Ipotesi morfo-psicologiche: la forma del corpo può essere influenzata dagli stimoli dell’ambiente e dalla storia filogenetica e ontogenetica dell’individuo, ma senza prove scientifiche.
  • Critica alla visione meccanicista: Lamarck contesta l’idea di osservare i fenomeni isolandoli dal loro contesto spazio-temporale e propone una visione olistica e dinamica della vita.
  • Effetto dell’ambiente: le modificazioni acquisite da un organo per effetto dell’uso o del disuso dipendono anche dall’influenza dell’ambiente, che agisce come stimolo o come ostacolo allo sviluppo dell’organo stesso.
  • Ereditarietà delle modificazioni: le modificazioni acquisite da un organo nel corso della vita di un individuo sono trasmesse alla sua discendenza, e quindi si accumulano nel tempo, dando origine a nuove specie.

La teoria di Lamarck – come detto – fu criticata e rifiutata dalla maggior parte degli scienziati dell’epoca e successivi, in quanto priva di basi sperimentali e in contrasto con la teoria darwiniana della selezione naturale.

La “Genetica e la Selezione naturale” hanno confutato la teoria di Lamarck, spiegando l’evoluzione in modo diverso.

La genetica è la scienza che studia i geni, cioè le unità di informazione che determinano le caratteristiche degli organismi. I geni si trasmettono dai genitori ai figli, ma possono anche subire delle variazioni chiamate mutazioni.

La selezione naturale è il meccanismo che favorisce la sopravvivenza e la riproduzione degli organismi con caratteristiche più adatte all’ambiente. Per contro, elimina quelli che hanno le caratteristiche meno adatte.

Questo processo fa sì che le caratteristiche vantaggiose si diffondano nella popolazione, mentre quelle svantaggiose scompaiano. Darwin è l’artefice della teoria della selezione naturale vissuto tra il 1809 e il 1882.

Lamarck, come molti visionari e pionieri del resto, è stato contrastato, anche emarginato se vogliamo.

Ciononostante, la teoria dell’evoluzione di Lamarck non è del tutto sbagliata, a patto che venga integrata con la teoria di Darwin, conosciuta anche come Darwinismo.

Alcuni studi recenti hanno dimostrato come l’ambiente possa influenzare l’espressione dei geni, e che alcuni di questi effetti possano essere trasmessi alla prole. Questo fenomeno, rivelato dall’Epigenetica, rappresenta una forma di ereditarietà non genetica, che può modulare l’adattamento degli organismi alle condizioni ambientali.

L’Epigenetica è una forma di ontogenesi autopoietica, cioè un processo di auto-organizzazione e auto-regolazione che permette agli organismi di mantenere la propria identità e coerenza interna, pur interagendo con l’ambiente esterno.

In questo senso, l’epigenetica sarebbe una forma di evoluzione lamarckiana, che si aggiunge a quella darwiniana, spiegando come il comportamento umano sia influenzato dalla biologia e dalla cultura.

La teoria di Lamarck non era così campata in aria dunque, pur considerando che le conoscenze del suo tempo non avevano strumenti per coglierne appieno il potenziale.

Ciononostante, abbiamo visto come il comportamento umano sia il risultato dell’interazione tra biologia e cultura, che si influenzano reciprocamente.

La biologia si riferisce alla dotazione genetica e neurologica che determina le caratteristiche fisiche e cognitive degli individui. La cultura si riferisce all’insieme di idee, valori, norme, simboli e pratiche che vengono apprese e trasmesse dagli individui in una società.

Biologia e cultura evolvono nel tempo, adattandosi alle condizioni ambientali e alle esigenze storiche.

Entrambe influenzano il comportamento umano a diversi livelli:

  • Individuale – modulando le capacità, le preferenze, le emozioni, le motivazioni e le credenze degli individui.
  • Sociale – regolando le relazioni, le comunicazioni, le cooperazioni e i conflitti tra gli individui.
  • Collettivo – determinando le identità, le appartenenze, le ideologie e le istituzioni dei gruppi umani.

Il comportamento umano, quindi, non è né puramente biologico né puramente culturale.

Esso è il frutto di una sintesi dinamica e complessa, la quale rende gli esseri umani animali in grado di creare, modificare e trasmettere la cultura e, al tempo stesso, essere entità biologiche soggette alle leggi della natura e dell’evoluzione.