impatto del riscaldamento globale

L’impatto del riscaldamento globale sulla vita quotidiana

Il riscaldamento globale, l’aumento della temperatura media della Terra, ha un impatto significativo sulla vita quotidiana. “Nel 2023, per la prima volta, questo riscaldamento supererà gli 1,5 gradi“, il limite critico stabilito dall’Accordo di Parigi. Questo era quanto prevedeva l’osservatorio dell’università californiana di Berkeley, uno dei punti di riferimento per la rilevazione del global warming.

C’è il 99% di probabilità che il 2023 non sia solo l’anno più caldo di sempre, ma che superi anche la soglia di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi“, come riportato dal sito rinnovabili.it

Ci si sta avvicinando a quella soglia. A novembre 2023 abbiamo toccato +1,75°, come riportato dal sito citato in precedenza.

Per cinque mesi consecutivi, la temperatura media del nostro pianeta ha superato quella soglia critica degli 1,5 gradi stabiliti a Parigi nel 2015.

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Il dato di novembre riportato, cioè il +1,75°C (riferendosi al periodo pre-industriale), è calcolato sulla media dei mesi di novembre compresi tra il 1850 e il 1900. E ha spinto il 2023 pericolosamente vicino agli 1,5°C di aumento.

Sia bene inteso, bisogna che questa tendenza sia registrata in un lasso di tempo più ampio, di anni, per poter affermare e certificare questo sforamento della soglia critica di 1,5 gradi.

I cambiamenti climatici possono portare a previsioni di situazioni perfino ovvie, sulla cui pericolosità assoluta però non è possibile lasciarsi andare ad affermazioni sicure e incontrovertibili al 100%.

Il riscaldamento globale accelera i cambiamenti climatici, portando a estati più calde e inverni più miti. Questo può influenzare le attività quotidiane, come l’agricoltura per dirne una importante, e può portare a ondate di calore più frequenti e intense, che possono essere pericolose per la salute umana.

impatto del riscaldamento globale

Altre condizioni che possono diventare pericolose, sono quelle che già in parte cominciamo a vedere e che forse – senza forse – sono state troppo spesso sottovalutate o minimizzate. Possono ricondursi a:

L’aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, portando a un aumento del livello del mare. Questo può portare a inondazioni costiere, erosione del suolo e perdita di habitat per le persone che vivono sulle coste.

Ricordiamo sempre che – come riportato dalla rivista Limes – circa due miliardi e mezzo di persone – il 40 percento della popolazione mondiale – vivono a meno di 100 chilometri dalla costa.

Il riscaldamento globale può anche avere un impatto diretto sulla nostra salute. Può portare a un aumento delle malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la dengue, a causa dell’aumento delle popolazioni di zanzare. Inoltre, l’aumento delle temperature può peggiorare i problemi di salute legati al calore, e a tal proposito potete leggere qualcosa sulla rivista specialistica msdmanuals.

Il riscaldamento globale può influenzare la biodiversità, portando a cambiamenti negli ecosistemi con perdita delle specie. Questo può avere un impatto sulla vita quotidiana, perché dipendiamo dalla biodiversità per cibo, acqua e aria pulita.

Dato che molti umani capiscono solo il linguaggio del tornaconto economico, che risulta per molte persone più importante perfino della salute, vediamo quel che può accadere e che già in parte accade da questo punto di vista.

Il riscaldamento globale può portare a costi più elevati per la gestione della sanità, l’agricoltura e la gestione delle catastrofi causate da mari in burrasca, esondazioni, alluvioni e tifoni. E non solo, l’impatto può essere notevole anche per l’industria ittica, per il turismo.

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Come riportato dal sito lamiafinanza.it, cito testualmente, “…il danno medio causato dalle alluvioni negli USA è stato di circa $4 miliardi negli anni ’90, in crescita rispetto ai $360 milioni degli anni ’80, mentre nel primo decennio degli anni 2000 le perdite sono state più di $1,2 miliardi“.

E prosegue, “...tra i Paesi analizzati, la Cina sembra essere il più colpito dalle alluvioni, con una perdita media di $11 miliardi negli anni ’90 e di $3,6 miliardi nel decennio 2000-2010. Gli USA sono invece i più colpiti dai cicloni tropicali, con un danno stimato di $24 miliardi tra il 2000 e il 2010, in rialzo dai $2 miliardi degli anni ’80″.

Tutto quanto riportato può influire sul costo e la qualità della vita, sulla stabilità economica e soprattutto, sulla sopravvivenza. Il riscaldamento globale ha un impatto significativo sulle attività quotidiane, per cui sarebbe auspicabile che questo diventasse il problema numero uno della comunità umana mondiale.

Qual è il primo passo che si dovrebbe fare, spesso omesso o preso sotto gamba?

Il primo passo che noi cittadini dovremmo fare – condizionale è d’obbligo – sarebbe quello di informarci. Partecipare, cercare informazioni, capire.

E poi esigere, una volta compresa l’entità della questione e con le nostre possibilità di scelta, che, nei posti decisionali, di responsabilità, siedano in nostro nome solo ed esclusivamente rappresentanti realmente consapevoli del problema, in possesso delle dovute competenze, e non politicanti di carriera, di qualunque colore essi siano.

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In gioco c’è la vita di tutti noi e di quelli che verranno, per cui non possiamo lasciarla in mano a chicchessia, perché quando questo avviene, poi, la responsabilità dei disastri per i quali ci disperiamo diviene solo nostra.