Meno vocabolario più violenza

Meno vocabolario, più violenza

Meno vocabolario, più violenza è solo uno slogan per sottolineare un fenomeno che non occupa di certo le prime pagine dei giornali e viene pressoché ignorato dalle masse.

L’impoverimento del linguaggio è un fenomeno che si sta diffondendo in modo preoccupante nella nostra società. Questa tendenza, che vede l’uso di un vocabolario attivo sempre più limitato e la mancanza di strutture grammaticali complesse, ha un impatto diretto sulla capacità della persona di esprimere e comprendere pienamente i propri pensieri e le proprie emozioni.

Comunicare senza punti, virgole o congiuntivi non è solo una questione di stile, ma riflette la limitazione della capacità di esprimere concetti complessi e sfumature emotive. Questo tipo di comunicazione scarna e diretta può portare a fraintendimenti e, in alcuni casi – ma potremmo anche dire in molti casi – a un aumento dell’aggressività.

Pensate a questa famosa frase, utilizzata per far comprendere l’importanza della punteggiatura:

“Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca.” Detta così, ognuno la legge come gli pare e ricava il significato che gli fa più comodo.

Ora leggiamola inserendo un paio di virgole, perché cambia radicalmente il significato:

“Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha, la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca“.

Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna, andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca.

Ecco, pensiamo oggigiorno ai litigi nelle chat, ove si susseguono interminabili messaggi scritti “tutti d’un fiato”, con pochi punti, virgole e maiuscole; per non parlare poi del punto e virgola e dei due punti, dai quali si rifugge come lo si fa da una terribile pestilenza. Tutto ciò porta molto spesso a incomprensioni totali e polemiche gratuite a non finire.

Meno vocabolario, più violenza” sta a sottolineare proprio questo legame invisibile tra la povertà del linguaggio e l’intensificarsi dei comportamenti violenti, purtroppo non solo verbali.

In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, dove giocoforza i messaggi brevi e rapidi sono la norma, si assiste a un progressivo distacco dalla ricchezza espressiva della lingua parlata.

Questa velocità di espressione, che sottrae tempo vitale al ragionamento e contribuisce all’isolamento digitale, può portare a un impoverimento emotivo e di contenuti, nel quale le persone diventano incapaci di capire ed esprimere sentimenti complessi e di comprenderne appieno quelli altrui, favorendo un clima di incomunicabilità e tensione.

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Interfacciarsi tramite messaggini scritti, quindi, sta compromettendo anche il cosiddetto “dialogo dal vivo” tra le persone, che sarebbe poi un caposaldo della comunicazione umana.

Non è così raro vedere persone sedute intorno alla stessa tavola intente a scrivere messaggi o guardare compulsivamente immagini, ignorando completamente coloro che sono seduti al loro fianco.

E se è vero che questa abitudine ha preso piede, non è purtroppo nemmeno raro vedere famiglie nelle quali i genitori trascurano i figli per prestare attenzione al telefono o, peggio ancora, consegnano l’apparecchio ai figli per tenerli buoni e boicottare ogni forma di dialogo.

Senza generalizzare ovviamente, ci sono tante brave persone che limitano queste modalità, però il problema è presente e diffuso.

Per contrastare questa tendenza, è fondamentale incoraggiare l’uso di un linguaggio ricco e articolato, sia nella comunicazione scritta che in quella verbale.

Educare le nuove generazioni all’importanza del vocabolario e della grammatica può aiutare a:

  • Creare una società più riflessiva, ragionevole e meno incline alla violenza.
  • Fornire le basi culturali per difendersi dai soprusi, perché il non sapere può generare un alto grado di rabbia e frustrazione che porta a reagire e a “difendersi” con l’aggressività

“Meno vocabolario, più violenza” non deve diventare una realtà accettata passivamente, ma un monito per valorizzare la potenza espressiva delle parole.

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Se non hai le parole per affrontare le situazioni, se non riesci a confezionare ragionamenti per comprendere l’entità di una situazione e se non hai sviluppato la maturità per considerare il punto di vista altrui, il rischio che l’irrazionale prenda il sopravvento è molto alto.

La frase “meno vocabolario, più violenza” ci ricorda come il linguaggio sia uno strumento potente, ma a doppio taglio, che ha il potere di unire, se usato bene, ma anche di dividere, se scarno in contenuti e maltrattato nella forma.

È nostro dovere preservarne l’integrità e la ricchezza, per garantire una comunicazione che sia il più possibile efficace e pacifica.

Solo così possiamo sperare di fermare la deriva collettiva alla quale stiamo assistendo, cercando di costruire una società più armoniosa, comprensiva e tollerante verso le diversità.