ponte e apparenza

Il ponte e l’apparenza

Ponte e apparenza costituiscono un binomio strano, e alimentano uno degli argomenti più controversi che ha dominato le prime pagine dei giornali italiani negli ultimi anni. Per parlare di questo argomento, prendiamo spunto da un progetto di ingegneria di grande impatto: il ponte destinato a collegare le regioni di Calabria e Sicilia.

Nello specifico, non crediate che sia nulla di nuovo o un’idea recente, perché l’idea di collegare questi due lembi di terra è roba che viene addirittura dapprima dell’unità d’Italia, quindi almeno 163 anni fa.

Il ponte, come idea di opera che collega spazi separati, è molto più di una semplice struttura di cemento o acciaio. La sua etimologia è antica e la sua importanza va ben oltre la sua funzione pratica.

Esploriamo il significato profondo della parola ponte, con un occhio attento soprattutto alla sua etimologia greca.

La parola “ponte” deriva dal latino “pons”, che a sua volta ha radici greche. In greco antico, la parola corrispondente è “πόντος” (póntos), ed è relativo ad una divinità primordiale del mare, quindi parliamo di “mare” e “acqua”.

Ponte e apparenza

Questo collegamento tra terra e acqua permette di superare ostacoli naturali quali fiumi, laghi o mari, e permette in un certo senso la conoscenza laddove è naturalmente più complessa.

Il ponte non è quindi solo una struttura fisica, ma anche un simbolo di connessione e unità.

Attraverso i secoli, i ponti sono stati costruiti per facilitare gli scambi commerciali, la comunicazione e la cultura tra diverse comunità. Vi sono infatti anche modi dire al riguardo, come ad esempio e per citarne uno, “costruire un ponte tra due culture“. I ponti rappresentano quella capacità dell’umanità di superare le divisioni e creare legami duraturi.

I ponti sono spesso considerati delle vere e proprie opere d’arte.

L’architettura e l’ingegneria collaborano e si fondono per creare strutture che non solo resistano al peso e alle forze della natura, ma che siano anche esteticamente piacevoli.

Il ponte di Messina, ad esempio – al momento ancora un progetto – è un esempio di sfida tecnica e di bellezza architettonica moderna. Chiaramente, coloro che, addetti ai lavori o meno, lo ritengono inopportuno, inutile e/o pericoloso, o chi semplicemente predilige il paesaggio e la natura, non potranno di certo apprezzare un’opera indiscutibilmente impattante sull’ambiente.

Bisogna però considerare anche, come rovescio della medaglia, il problema dell’inquinamento dei fondali di quel tratto di mare. Per dire che, se siamo ambientalisti convinti, dobbiamo o dovremmo esserlo a 360 gradi e non credere che oggi vada tutto bene così com’è. Dovremmo quindi esigere una bonifica di quel tratto di mare, ponte o non ponte che dir si voglia.

In ogni caso, la sua controversa costruzione ha sollevato dubbi di tutti i tipi tra i detrattori del progetto, e per contro, facilonerie altrettanto radicate tra i favorevoli a prescindere. Come sempre, del resto, niente di nuovo.

I ponti, specie poi quelli di dimensioni importanti, catturano l’immaginazione del grande pubblico.

Le inaugurazioni divengono eventi mediatici, le loro immagini appaiono in pompa magna sui giornali, nei documentari, sui social network e nella rete in generale.

Ma cosa succede dopo l’entusiasmo iniziale? I ponti diventano sicuramente parte del paesaggio e se ne parla solo quando, per incuria o eventi sfavorevoli, si verificano problemi strutturali o, ahimè, incidenti.

Una domanda però, come sempre, per riflettere: tutto intorno, le strutture che alimentano quel ponte, le strade, le autostrade, le ferrovie, sono però realmente all’altezza delle performance di quella moderna struttura?

Proviamo ad andare oltre la punta del naso, perché la metafora del ponte può infondere qualche riflessione ulteriore.

Sebbene queste strutture, più o meno imponenti, siano fondamentali per collegare e semplificare il passaggio tra zone con connessioni altrimenti problematiche, non possiamo ignorare che, in alcune circostanze, vengano esibite come biglietti da visita piuttosto che essere realmente opere essenziali e prioritarie.

Questo accade perché spesso noi ci concentriamo sull’apparenza, sulla superficie delle cose, ignorando la sostanza.

Ponte e apparenza

Prendiamo il caso di una persona che deve ristrutturare con urgenza un appartamento. Crepe, umidità sui muri che andrebbero imbiancati, lavandini che perdono, sanitari fatiscenti, pavimenti in pessimo stato, infissi da rivedere, cose così. Ebbene, nonostante ciò, prediligendo l’apparenza e fidandosi di qualcuno che magari gli consiglia di montare subito la domotica – perché è impensabile, nel 2024, farne a meno – si ritrova con una casa strutturalmente messa male, ma con un bel impianto tecnologico all’ultimo grido.

Dobbiamo ricordare che la bellezza e l’importanza di un ponte risiedono sempre nella sua funzione primaria, nella sua capacità di unire.

La capacità di unire che vince sull’apparenza, è l’esaltazione dei contenuti e della sostanza che prevalgono sulla superficialità dell’estetica fine a sé stessa. Questo vale per il ponte inteso come struttura, così come vale come punto d’incontro e di unione tra popoli. Il ponte, quindi, non è il problema, sia chiaro.

Ponte e apparenza

Il ponte, in un contesto di viabilità che funziona, può essere un valore aggiunto e una spesa giustificabile, a patto che il contorno sia funzionale, in buono stato, efficiente. Se la situazione non è tale, farsi qualche domanda non guasta. Per esempio:

  • È più urgente la realizzazione di un’opera faraonica e molto costosa o il miglioramento di ciò che vige attorno ad essa, che si trova in cattive condizioni?
  • É più sensato velocizzare il superamento di un tratto d’acqua che comunque, in qualche modo, già è soddisfatto, oppure, che so, velocizzare la viabilità ordinaria di auto e treni che magari non è propriamente performante?
  • É meglio investire risorse in prima battuta nel miglioramento della vita delle persone o lasciarle al loro destino, e destinare i denari a disposizione su beni materiali?

Per tornare all’esempio di prima, è meglio cioè ristrutturare la casa fatiscente, ripulirla e metterla in buona efficienza oppure lasciarla com’è, “arricchendola” con un bel impianto di domotica all’interno?

In conclusione, il ponte è molto più di una struttura di cemento o acciaio. È un simbolo di connessione, e deve essere contestualizzato all’interno di un sistema che possa esaltarne effettivamente le sue indubbie qualità funzionali ed estetiche.

Una società deve dare delle priorità e decidere se sia meglio occuparsi prima del benessere di base dei cittadini e poi di tutto quello che può servire a migliorare quel benessere di base. Quindi, ribadiamolo, non è il ponte in quanto tale il problema.

Il problema è che il grado di civiltà di un paese si misura dal basso. La vera misura del progresso e della civiltà di una società non si trova nei suoi picchi di successo, nella ricchezza o nel potere, ma piuttosto nel come tratta i suoi membri più vulnerabili e svantaggiati.

Railway

Se un cittadino per andare al lavoro passa diverse ore in treno per compiere piccole tratte quotidiane, perché la rete ferroviaria è poco efficiente e datata, quale benessere gli deriva mai dal sapere che una montagna di denaro è stata spesa per un’opera che per nulla lo riguarda e migliora il suo quotidiano?

In altre parole, una società civile dovrebbe essere valutata sulla base di come sostiene coloro che si trovano nelle posizioni più basse della scala sociale, intendendo con questo il tenere un occhio di riguardo per le condizioni sociali – ivi comprese le infrastrutture e i trasporti – riservate al quotidiano di quelle persone.

La civiltà di un paese, quindi, è visibile nella qualità della vita dei suoi cittadini più bisognosi e nella capacità di fornire loro servizi sociali, viabilità, sostegno economico, assistenza e protezione.

Pertanto, se un piano di interventi volti a migliorare concretamente la quotidianità della vita dei cittadini diviene prioritario, allora e solo allora, qualora rimangano fondi, si può pensare di dare vita ad opere superflue rispetto a ciò che è maggiormente necessario.

Mi si conceda di chiudere con una massima:

L’arte può perdersi nelle priorità. Mostrare gioielli preziosi quando si ha bisogno di un piatto di maccheroni, è come mettere in tavola un quadro di Monet quando si è in preda ai morsi della fame” .

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